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La visita di Gesù Bambino

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La visita di Gesù Bambino

racconto di V. S. Gualtierotti

In casa di Loretta erano durati a lungo i preparativi per la costruzione del presepio, cura particolare del babbo che dopo l’ufficio vi si dedicava mobilitando i due figlioli, Roberto di tredici anni e Loretta di sette, per la raccolta del muschio e dei sassolini e per gli inevitabili restauri alle casine e alle statuette cui venivano aggiungendosene, tutti gli anni, delle nuove.
Roberto, che voleva diventare ingegnere, si era sbizzarrito in audaci progetti di costruzione, provocando crolli vergognosi mentre Loretta respirava addirittura un’aria celestiale: cantava nel suo piccolo cuore la pastorale che gli zampognari d’Abruzzo andavano a suonare di casa in casa, e che il suo papà, tanto bravo, imitava sul violino, mettendo sulla cassa dello strumento un bicchiere vuoto che ne rendeva alla perfezione il suono nasale caratteristico.
Si sarebbe ripetuto il miracolo anche quest’anno: ancora Gesù sarebbe nato nella capanna inargentata dalla luce della stella cometa: ancora, al canto delle campane di mezzanotte, sarebbe stata lei a deporre sulla paglia il minuscolo e adorabile Gesù con le braccia spalancate in atto d’amore.
Il presepio era già pronto: una piccola meraviglia.
Quel giorno, la vigilia, il babbo aveva detto ai suoi figlioli: -Sareste contenti se quest’anno venisse a visitarci Gesù, vivo e vero?
Roberto sorrise come può sorridere uno studente ginnasiale che ormai non crede alle fiabe e si sente superiore agli inganni.
Ma Loretta non ebbe alcun dubbio: Davvero babbo? Che gioia!
E corse saltellando a dare l’annuncio alla mamma, che le sorrise indaffarata a preparare il cenone.
Gesù Bambino sarebbe venuto nella sua casa.
Ella lo immaginava così: paffuto e roseo, con una raggera di capelli biondi e gli occhi azzurri come un lembo di cielo.
E ad ogni squillo di campanello correva all’uscio, ritraendosi poi delusa: erano i vari fornitori che portavano pacchi e pacchetti senza fine, ma di Gesù Bambino nessuna traccia.
Una incertezza le morse il cuoricino ansioso:  Che Gesù Bambino non sapesse la strada?
O che si fosse fermato alla casa di Mariella; più bella e più lussuosa della sua?
Uno squillo più prolungato: – È il babbo, è il babbo!
Loretta gli si precipita incontro mentre la cameriera apre: suo papà è lì, sorridente, e spinge dolcemente un bimbo: ma è quello Gesù Bambino?
Il piccolo ospite può avere otto o nove anni, è magro, patito, mal coperto, e trema  per il freddo e la soggezione.
No, quello non è il Bambino Gesù: quello è  un povero che va in giro a chiedere l’elemosina; il piccolo Gesù non verrà nella sua casa stasera!
Un nodo le stringe la gola, un singhiozzo le si erge dal petto; corre nella sua cameretta, si butta sul lettino, dà in un pianto accorato che le sale dall’anima.
Ma il babbo è lì accanto a lei, le solleva il mento, la guarda fisso negli occhi, le dice con la sua voce dolce e seria che penetra nel cuore:
Gesù è venuto nella nostra casa Loretta; io non ti ho detto una bugia.
Non è vero: quello non è Gesù, non ha neanche l’aureola intorno alla testa!
Guardalo bene Loretta: e ricorda quello che ti dice ora il tuo papà: sempre, quando un povero bussa alla porta, è Gesù che viene a visitarci; guai a colui che non lo riceve: il suo cuore diventa pesante, di pietra, e non gli dà più gioia.
Andiamo incontro a Gesù.
Con la sua piccola per mano, ritornò il babbo nella sala da pranzo dove Loretta s’arrestò stupita: il bimbo rimesso a nuovo con i vestiti di Roberto, splendeva tutto nel viso incorniciato da una raggiera di capelli biondi; anche gli occhi erano di un azzurro cupo e la guardavano dolci e carezzevoli.
E – non sognava? – intorno al capo c’era come un alone di luce.
Fu un attimo, ma la piccina capì che il suo papà non le aveva mentito: Gesù era veramente venuto.

fonte: http://www.poesie.reportonline.it/

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Il Natale è una festa speciale, essa ci deve far capire cosa sia l’umiltà, la generosità e il vero Amore.
Non dev’essere una festa volta al consumismo e agli sfarzi, ma di cose e gesti semplici, non per nulla Lui è nato povero e in una stalla…
Buon fine settimana a tutti voi!

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13 Commenti

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  1. Ed è così, cara Betty.

    Abbraccio

    1. Però pochi lo capiscono…
      Ti abbraccio Gianna, buona domenica <3

  2. Cara Betty, racconto dolce e istruttivo.
    Mi sarebbe piaciuto avere quel papà per comprendere molto prima la grande verità che si disvela in questo racconto.
    Buon Natale

    1. Si, sarebbe piaciuto anche a me un papà come quello caro Vittorino…
      Per gli auguri te li manderò in privato.
      Un abbraccio e buona domenica :-)

  3. Gesù bussa tutto l’anno….non solo a Natale…bisognerebbe ricordarlo più spesso. Bello questo racconto: molto istruttivo.
    Un abbraccio cara Betty.
    Rita

    1. Concordo con il tuo pensiero cara Rita… Natale sempre! Mi fa venire in mente una mia poesia… :-)
      Un abbraccio di cuore Rita cara <3

    2. Ah Rita… l’assegnazione dei mostriciattoli è casuale, non sono io ad assegnarli, ma il sistema :-)

  4. Ciao Betty! Profondo e attuale questo racconto: quanti bambini busserebbero volentieri alle nostre porte che troppo spesso sono chiuse dall’indifferenza e da giudizi troppo affrettati e superficiali e, nel frattempo, quei bambini muoiono di stenti, muoiono nei mari gelidi dell’inverno.
    Leggo volentieri i tuoi racconti anche a scuola e mi servono poi per riflettere con i miei “folletti”.
    Mi piace quando ci vieni a trovare nel blog di classe (l’altro l’ho praticamente abbandonato) e i bambini sono orgogliosi delle tue visite.
    Un abbraccio sempre da amica!

    1. Carissima Anna Maria, che bello leggerti ancora qui…
      hai scritto tante cose vere… in questo mondo l’indifferenza spesso emerge, e chi ne fa le spese sono sempre i bambini, i deboli e gli indifesi…
      Mi da gioia sapere che i racconti che propongo, possano servite per spunti di riflessione, allora a questo riguardo ti indirizzo a leggere QUESTO RACCONTO scritto da me.
      Quando riesco a ritagliarmi un po’ di tempo, passo molto volentieri dal vostro blog, mi piace molto leggere quando sono i bambini a scrivere, loro sono schietti e sanno aprire il loro cuore parlando di sentimenti senza vergogna come invece a volte capita agli adulti.
      Siete una gran bella classe!
      Ciao Carissima, un abbraccione a tutti voi!!

  5. Che racconto dolcissimo.
    Mi ha fatto pensare a tutti quei Santi Bambinelli che ogni giorno tornano in paradiso perché non hanno chi li può sfamare o perché periscono in mare con i loro genitori mentre cercano un po’ di conforto ad una vita di stenti.
    Buon Natale a te e famiglia.
    Un caloroso abbraccio
    enrico

    1. …oppure muoiono sotto bombe per l’avidità o la pazzia dell’essere chiamato “umano”…
      Un bel pensiero il tuo caro Enrico.
      Ti auguro un Sano Natale meraviglioso, dove la gioia e l’armonia prendono possesso del tuo cuore per sempre.
      Un abbraccio Enrico

  6. Vorremmo che tutti i bambini fossero felici e fortunati come il poverello del racconto.
    Ti auguriamo un felice Natale in famiglia.
    I folletti della V C

    1. Grazie Anna Maria, tantissimi auguri anche a voi!

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