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Il regalo di Gesù Bambino

bimbaIl regalo di Gesù Bambino

Racconto di Betty Liotti

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E finalmente arrivò la sera di Natale, tra l’allestimento del presepe, l’addobbo dell’albero, e i tanti preparativi, il tempo era volato.
Maria si sentiva strana in quel periodo dell’anno, non aveva mai nessuno da poter abbracciare, come spesso faceva con la sua vecchia bambola, e non vedeva l’ora che quelle feste terminassero in fretta per rivedere le sue compagne.
Tutte le bambine del collegio erano andate a trascorrere le vacanze natalizie in famiglia, e adesso quelle grandi stanze vuote le sembravano così fredde da trasmetterle solo tanta malinconia.
Non più voci e risate giocose, ma solo un profondo e triste silenzio.
La neve fuori continuava a scendere bianca e copiosa già da alcuni giorni, e le altalene che nei giorni di sole erano sempre ambite da file di bambine desiderose di dondolarsi, adesso erano così bianche e rigide da sembrare pietrificate.
Pensava alle sue compagne… chissà come si sarebbero divertite nelle loro calde case e tra le persone che amavano.
Cercò di scacciar via i tristi pensieri, e cominciò a tirar fuori dall’armadio la divisa che avrebbe dovuto indossare quella sera.
Un pullover rosso a collo alto, sopra una gonna scozzese nelle tonalità del verde, e lo spillone di ferro a fermare il lembo sovrapposto sul lato sinistro.
Il cappellino di lana color panna sulla sua testolina non poteva mancare, tutti si complimentavano, tanto donava al suo tenero visino.
La voce di Suor Elisa la distolse dai suoi pensieri.
“Sei pronta Maria? E’ quasi ora di andare!” Lei annuì con il capo, senza proferir parola…
Maria non parlava molto, anzi… quasi per niente! La sua esagerata timidezza non glielo permetteva, e in cuor suo pativa tantissimo per questo grande difetto. Ormai aveva sette anni e mezzo, doveva smetterla di provare vergogna per tutto, pensava fra sé.
In compenso però, sapeva cantare molto bene, tanto da essere scelta per fare la solista nel coro della chiesa; e proprio in quella notte così speciale, avrebbe dovuto cantare davanti a tantissime persone.
La parrocchia distava qualche chilometro, ma lei era ormai abituata ai lunghi tragitti, faceva la stessa strada ogni mattina per andare a scuola insieme alle sue compagne.
Il freddo pungente le penetrava fin nelle ossa, e quel leggero cappottino di panno blu, con i bottoni dorati, non era in grado di proteggerla abbastanza dal vento gelido. Camminava a fianco di Suor Elisa, facendo fatica a tenerle il passo, e guardava in giù, per evitare in tal modo le gelide sferzate sul viso.
Anche i suoi piccoli piedi gemevano, tanto erano duri come pezzi di marmo, e giacevano come in letargo in quelle scarpine di  vernice nera, di due misure più grandi della sua, ma le aveva scelte personalmente dalla vecchia cassapanca di legno, in mezzo a tante altre paia usate, e donate in beneficienza dai benefattori del collegio.
Ricordava bene quando Suor Elisa gliele aveva fatte provare… lei aveva tenuto il suo piedino tanto indietro da poter sembrare che le andassero bene,  si sentiva una principessa a indossarle. Altre volte invece aveva fatto il contrario… tenendo le dita dei piedini arricciate in caso di scarpe strette.
Il tepore della chiesa le permise di sciogliersi un po’, si sentiva a suo agio lì, immersa nell’odore delle candele accese e tanta gente sorridente…. e poi c’era Gesù che la guardava benevolo… si sentiva protetta.
Insieme a Suor Elisa si diresse verso il coro accanto all’organo che aveva cominciato a riscaldarsi con le prime note, e da lì a poco avrebbe introdotto la Messa con i canti più belli del Santo Natale.coro
La voce di Maria si elevava soave e melodiosa, da lasciare sempre in tutti i presenti un’emozione intensa.
Quando cantava non provava alcuna vergogna o timore… dentro il suo cuoricino Maria percepiva una grande gioia, il canto sapeva donarle emozioni come fossero abbracci caldi e vigorosi.
Il ritorno al collegio fu ancora più gelido e faticoso dell’andata, ma la rincuorava  sapere che quella notte sarebbe arrivato Gesù Bambino.
Chissà cosa le avrebbe portato quell’anno.
Lei aveva spedito come sempre la sua letterina, e le preferenze erano ricadute su un astuccio, da sostituire con l’attuale vecchio e logoro. E poi i dolciumi erano di contorno come sempre! Nel mezzo vi trovava quasi sempre un profumino all’essenza di gelsomino che le piaceva moltissimo, e allungandolo con acqua lo faceva durare per parecchi mesi.
Appena entrata nella camerata, si sedette sul suo letto, e tolte le scarpette, tirò via con forza i calzettoni, divenuti ormai stracci inzuppati.
Scaldò con le sue piccole mani i piedi gelidi, sfregandoli per alcuni minuti a farli rinvenire.
Poi indossò la camicina da notte e s’infilò in fretta sotto le coperte, cercando con il fiato di scaldare le manine rattrappite.
Non fece fatica ad addormentarsi, il tepore e la stanchezza conciliarono ben presto il suo sonno.
La mattina dopo si alzò con l’ardente curiosità di andare ad aprire il pacco che… sicuramente come ogni anno fino ad allora, le aveva portato Gesù Bambino.
Di solito lo ritrovava nella sala da pranzo, avvolto in carta colorata e luccicante, vicino al tazzone del latte.
Ma arrivata al suo tavolo non vide nulla, tranne un piatto con alcuni biscotti e il tazzone vuoto capovolto sul piattino. Non riusciva a capire…
Si guardò intorno, in caso Gesù Bambino avesse fatto confusione e sbagliando tavolo, l’avesse posato su quello delle altre compagne, ma non vide nulla! Era sbigottita!
Il refettorio era deserto, e non vi era traccia di alcun dono.
In quel momento entrò Suor Domenica a portarle il caffelatte, e vedendo il visino di Maria così triste e pallido chiese: “Che succede Maria, stai bene?”
“Si, si…”, rispose la piccola, “solo… non trovo il dono che Gesù Bambino ha portato per me…”
“Ma come… non lo sai?” Riprese Suor Domenica, “ora sei più grandicella, e Gesù Bambino non verrà più per te, ma solo per le bambine più piccole… non ricordi che a maggio hai fatto la Prima Comunione?” Detto questo versò il caffelatte nel tazzone per poi allontanarsi verso la cucina, senza neanche rendersi conto del dolore provocato con le sue parole.
Per Maria fu come aver ricevuto un sonoro schiaffone!
Non riusciva a capire… perché Gesù Bambino non sarebbe più venuto per lei? Aveva fatto qualcosa di male? Forse non si era comportata bene con le sue compagne? Oppure non aveva studiato abbastanza a scuola?
Non riuscì ad ingoiare nulla per colazione, e trattenne così tanto il pianto, che quel nodo alla gola le procurava un terribile dolore.
Corse via rossa in viso, e con gli occhi carichi di lacrimoni, facendo i gradini due o tre per volta, sino ad arrivare al secondo piano di quell’immenso edificio con un gran fiatone; e arrivata nella vuota camerata su buttò sul letto, dando libero sfogo ad un pianto accorato e singhiozzante da far pena, tanto lì nessuno avrebbe potuto sentirla…
Ognmammai tanto alzava la testolina e guardava il quadro rappresentante la Madonna col Bambinello in grembo, sopra la testata del suo letto.
Il Bimbo sembrava guardarla con quei suoi occhioni dolci e profondi, le paffute gote rosee, e l’aureola sul suo capo ricciuto sembrava ancor più luminosa del solito.
Ad un tratto le sembrò pure di sentirne la voce…. una vocina dolce e rassicurante…
“Maria, non piangere… il Natale non significa regali o dolciumi… il Natale è “Amore donato”, ed io ne ho così tanto per te, che non potrai mai più sentirti sola! Tienimi sempre stretto al tuo cuore e sarò il tuo fedele amico per l’eternità”.
Brividi improvvisi percossero la schiena di Maria che restò immobile con gli occhi sgranati… Gesù Bambino stava parlando con lei… com’era possibile? Che dono meraviglioso era quello! Nulla di eguagliabile!
Forse la sua voglia di essere amata, e la fervida immaginazione erano andate oltre… o forse era tutto vero… chissà…
Fu pervasa da una gioia infinita, un’emozione mai provata prima tanto era intensa e pregna d’amore.
Da quel Natale Maria non scrisse più la sua letterina, il dono più bello l’aveva ricevuto quella notte Santa, era lì nel suo cuore, e nessuno avrebbe mai più potuto portaglielo via.

Racconto di Betty Liotti
dicembre 2015
© Tutti i diritti riservati

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