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Il grande fiume Po

Il fiume più importante della nostra nazione, il Po.

Questo articolo è stato scritto e gentilmente concesso a Baby-flash da Xavier, del Blog:
http://lechatnoir96.blogspot.it

Come nacque il Po?
Una leggenda greca lo vuole figlio di Oceano e Teti, con il nome di Eridano; ma esiste una storia molto più bella e soprattutto tutta italiana che racconta come nacque il fiume.
Tanto tempo fa il buon Dio abbassò lo sguardo sulla Terra e sorrise.
In quell’istante nacqui io, il Monviso, e tutti gli altri monti che mi son qui d’intorno: Monte Granero, Rocca di Niera, Cima delle Lobbie e gli altri che vedi qui in fila.
Noi siamo, dunque, fratelli, ci teniamo per mano e così in fila formiamo le Alpi.
Quassù passa a volo qualche aquila, passano corvi e avvoltoi, ma non si fermano, perché quelli son gente vagabonda, senza casa né tetto, e per questo corrono per il mondo urlando e fischiando.
Così io sono qui, fermo e solo. Un giorno dissi:
– Oh, se avessi un figlio! Basterebbe un figlio a riempire la più vasta solitudine, cacciare la più grande malinconia. Guardai Monte Granero: lui ha un figlio e si chiama Torrente Pellice. Guardai Rocca di Niera: anche lei ha un figlio e si chiama Torrente Varaita.
Così dissi e subito una dolce voce – glo, glo, glo – si fece sentire entro le mie viscere e nacque mio figlio.
Io lo chiamai Marte, perché era ardito e fiero, ma poiché era piccolino, pensai che si poteva anche chiamare Martino.

Per lui preparai quel piano erboso che tu vedi qui sui miei fianchi e che voi chiamate ora Pian del Re. Sì, è proprio un bel piano da re e il mio Martino ci faceva i suoi giochi: si cambiava in pozze e rigagnoletti e faceva nascondino con i genietti delle montagne. Là dove il piano si inclina e precipita giù aveva scavato addirittura una misteriosa grotta. Voi, piccoli uomini, avete scoperto questa grotta e avete detto:
– Questa è la grotta del Rio Martino.
Un giorno vennero su dalla pianura gli uomini, non per chiedermi legname per costruir capanne, non per chiedermi pietre o altre cose che io possa dare, ma per chiedere acqua, acqua per ristorar la terra arsa, bruciata dalla gran vampa del sole. Le mandrie erano assetate e non avevano più erba da brucare. Io dissi loro:
– Andate da mio figlio Martino, che è là nella sua grotta e gioca coi genietti. Lui vi darà acqua per dissetarvi e per ristorare la terra.
Gli uomini andarono alla grotta e, pieni di buona creanza come sono gli uomini quando vogliono ottenere favori, bussarono alla porta.
La porta si aprì e il mio Martino irruppe fuori ridendo e gridando:
– Va bene, vi darò acqua, acqua quanta ne volete! – e corse a valle ad irrorare la terra, a dissetare uomini e armenti. Più acqua dava e più loro ne chiedevano:
– Ancora un po’ per il mio orto, ancora un po’ per il mio frutteto…
Il mio Martino, ridendo, diceva:
– Eccovi ancora il po’ che mi chiedete.
Quando non ebbe più acqua da dare, scesero dai monti tutti i torrenti per dare a lui quel po’ che gli occorreva per far tutti contenti.
Quella implorazione degli uomini che chiedevano: “Ancora un po’, ancora un po’…” fece loro dimenticare il primo nome del donatore e da quel giorno il mio Martino venne chiamato “il Po”.
(da “I racconti della montagna” di P. Reynaudo)

Intorno al fiume si raccontano poi tante storie, la prima è quella di Fetonte.
Figlio di Apollo e della ninfa Climene, il ragazzo fu allevato sulla Terra senza sapere la vera identità del padre ma tuttavia quando ne venne a conoscenza volle una prova che attestasse il legame tra lui e Apollo e decise così di chiedergli lasciargli guidare il carro del Sole per un giorno.
Apollo, a malincuore, gli concesse di farlo ma sbagliò perché il figlio a causa della sua inesperienza perse il controllo del carro avvicinandosi pericolosamente alla Terra. Per salvare il pianeta, Zeus fu costretto a fermare Fetonte lanciandogli contro un fulmine.
Il giovane morente precipitò tra le acque del fiume Eridano nell’odierna Crespino sulle Alfonsine.
Le sue sorelle ninfe, accorse sulle rive, piansero così tanto per il dolore che gli dei mossi a pietà le trasformarono in pioppi biancheggianti, quegli stessi pioppi che costeggiano le rive del grande fiume.

Un’altra storia racconta invece di un fiume Po geloso e possessivo, che cercò di ostacolare la storia d’amore di due giovani innamorati.

C’era una volta un barcaiolo di nome Slengher che viveva solo in una piccola capanna e sopravviveva traghettando da una sponda all’altra del fiume i mercanti. Un giorno l’uomo vide una giovane fanciulla che stringeva tra le mani il curnarett, un fiore a forma di corno, tipico delle zone fluviali; abbagliato dalla sua bellezza, ne rimase ammutolito.
Era rimasto vittima dell’incantesimo di Clepie, lo spirito che dimorava nelle profondità del fiume Po, perché aveva osato guardare la fanciulla che aveva scelto come sua sposa.
La fanciulla tuttavia era a sua volta innamorata di Slengher e decise di sfidare Clepie chiedendogli di sciogliere l’incantesimo e restituire la voce al povero barcaiolo.
Per liberare il suo amato la ragazza avrebbe dovuto parlare così tanto da non far riposare Clepie: se lo spirito avesse vinto lei sarebbe stata sua, in caso contrario, lui avrebbe consentito a ridare la voce al barcaiolo e gli avrebbe concesso la fanciulla. La sfida ebbe così inizio e dopo due giorni di interrotto parlare la fanciulla era esausta; invocò piangendo l’aiuto del fiume Po che si agitò costringendo lo spirito ad arrendersi.
Fu così che Slengher riacquistò la voce, sposò la sua amata e da quel giorno onorò sempre il fiume Po diventandone il guardiano.

L’ultima storia è molto triste e riguarda il Gorgo della Sposa.
Come sapete, nelle Polesine le acque del Po diventano tumultuose e formano grandi gorghi; il più grosso (misura ben sette ettari) è detto appunto il gorgo della sposa.
C’era una volta, tanto tempo fa, una giovane fanciulla di nobile famiglia che viveva nel comune di Trecenta in provincia di Ferrara.
La ragazza era innamorata di un coetaneo bello, ma molto povero, mentre invece i genitori avevano deciso che avrebbe sposato un nobile molto ricco e molto vecchio.
A nulla valsero i pianti della giovane, la famiglia fu irremovibile: cercò di fuggire dal paese pochi giorni prima delle nozze, ma quando raggiunse la casa dell’amato lo trovò morto.
Non ci mise molto a capire che era stato ucciso dalla sua famiglia e cadde in una cupa disperazione; il giorno delle nozze, mentre una carrozza la conduceva verso la città di Ferrara dove lo sposo e i genitori l’aspettavano, si porse per ammirare il fiume Po in cerca di consolazione e vide nell’acqua il riflesso dell’amato.
Senza pensarci due volte si gettò nelle acque del fiume, dove morì annegata raggiungendo il suo amato con cui visse per sempre felice e contenta.
La leggenda vuole che nelle notti di luna piena un velo nuziale torni a galleggiare sulle acque di quel gorgo, in memoria di quel giorno.

Esistono tantissime altre leggende che riguardano il nostro fiume, ma oggi il grande Po ha parlato abbastanza. Se volete approfondire la storia del nostro fiume vi consiglio il libro Il grande fiume Po di Guido Conti e per salutare l’ospite di questo post ecco una poesia di Bruno Cobianchi:
Alba sul Po

È un chiarore
che conserva il buio.
I pioppeti in golena,
appena freschi di boccioli,
sono ancora ombre.
La nebbia risale
con la luce
che accende il sole
che s’arrampica
per il cielo,
sempre più grande,
sempre più rosso,
sempre più impregnato
delle acque
del fiume arrossato.
I contorni dei pioppi
nella nebbia
rilanciano i colori tenui
della primavera.
È la natura
della vallata
che canta
al giorno che viene…
E nel frattempo
il sole
è diventato argento.
Questo articolo è stato scritto e gentilmente concesso a Baby-flash da Xavier, del Blog:

http://lechatnoir96.blogspot.it

il quale ringrazio di cuore

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6 Commenti

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  1. Ciao Betty da quanto tempo!! Mi sei mancata molto. Ho avuto tanto da studiare ultimamente e fra poco avrò gli esami di terza media… ma quando avrò finito tutto… verrò molto più spesso!! ♥ Un saluto a tutta la tua famiglia, un bacio ♥

    1. Ciao Ele… che bello risentirti… tra poco la scuola finirà!
      In bocca al lupo per gli esami, un bacione, ciao :D

      1. Ciao,Ele.Sono un bambino di 9 anni e ho appena finito la 4 elementare.Per caso ho scoperto questo sito. Ciao , buone vacanze

        1. Ciao Vince, allora buone vacanze e buon divertimento qui sul mio sito

  2. ciao Betty ,
    da quanto ho conosciuto questo sito sto andando sempre molto più bene a scuola

    1. Grazie Francesco, ne sono felice, ciao :-)

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